Ormai non guardo quasi più la televisione.
I telegiornali sono dei format ideologici così ben codificati che riconoscerei un TG1 anche senza immagini, solo leggendo le scritte dei titoli principali.
I talk-show hanno ridotto il vocabolario della lingua italiana a un centinaio di parole, che, più che da risciacquare in Arno, sarebbero da passare nella candeggina, se non fosse che spesso sono esse stesse acido muriatico.
Per fortuna c’è lo sport, anzi LO SPORT, il Calcio, diventato una dissertazione filosofica stramiliardaria talmente impegnata ed estenuante da far rimpiangere quelle interviste in cui i giocatori dicevano parole sgrammaticate mentre masticavano la chewing gum e con innocenza si toccavano le palle; o le fiction, i romanzi d’appendice dei nostri giorni, se non fosse che quei romanzi li scrivevano anche nomi come Tolstoj o Dostoevski, mentre di esse probabilmente resterà in mente la sigla.
Eppure stasera ho capito che cosa potrebbe essere la televisione se fosse fatta così, come l’ho vista tra mezzanotte e l’una, in SOSTIENE BOLLANI.
Ecco: la televisione per essere seduttiva, come lo é stata per me stasera, dev’essere JAZZ; quando la vedi ti devi chiedere: ma stanno davvero improvvisando o era tutto preparato? Il programma Sostiene Bollani, con Stefano Bollani e Caterina Guzzanti, ti lascia questa piacevole domanda, che è quella dello stupore di vedere carne e sangue, vita di suoni e di parole vere, e il gusto incomparabile di ascoltare una cover di Donatella Rettore e di rendertene conto solo alla fine, per augurarti di non ascoltare mai più l’originale.