Leggo della lite per l’eredità di Baget Bozzo… Non voglio assolutamente discutere di come il sacerdote abbia accumulato un patrimonio di quasi 10 milioni di euro (tra appartamenti e liquidità), visto che in gran parte sono anche beni da lui ereditati e vista anche la fama della persona, sicuramente oggetto di compensi sostanziosi per le sue attività di scrittore, giornalista e politologo…. Non mi addentro neanche nelle scelte di parte politica da lui portate avanti, e soprattutto in quella di entrare direttamente sulla scena incorrendo finanche nella sospensione a divinis… Ciò che non capisco è il rapporto di lui, e di tanti sacerdoti, con il denaro, l’incapacità di evitare liti tra gli eredi, e soprattutto non capisco la destinazione solo privata dei propri averi, come se un sacerdote non vivesse per il suo ministero e dal suo ministero… Ciò che contesto è che non si restituisca ciò che si è ricevuto… un sacerdote deve quello che è (anche la sua popolarità, anche i suoi soldi) al suo rapporto con la Chiesa, non può far finta alla sua morte che la Chiesa non c’entri nulla con lui…. Se Baget Bozzo era famoso ciò dipendeva anche dal suo essere prete, dalla novità che rappresentava il suo fare rispetto al cliché abituale che si attribuisce al sacerdote; avrebbe potuto essere un qualunque opinionista, ma senza la sua tonaca (anche dismessa e contestata) non sarebbe stato Baget Bozzo, proprio lui, inconfondibile…. Il sacerdote, anche se dovesse guadagnare milioni di euro, è sempre legato alla Chiesa, non può chiudere la sua vita squallidamente, facendo litigare i suoi amici e parenti per i suoi beni, alimentando l’ingordigia più terribile, quella del denaro… Se ci sono dei beni paterni, di famiglia, che vengano donati prima, almeno nella nuda proprietà, che tutto sia chiaro… che un sacerdote possa morire dicendo: «Nudo sono uscito dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò…»… E se denaro riconosce di aver guadagnato a motivo del suo ruolo lo reinvesta per il bene della Chiesa stessa… Così ha fatto il Cardinale Martini, ancora in vita, del suo sostanzioso patrimonio, proveniente dai diritti d’autore che ha riscosso e riscuote per il fatto di essere uno degli scrittori contemporanei più letti…Si contesta che la Chiesa sia ricca: meglio la Chiesa ricca, che non i suoi ministri… Che si impari la prima povertà, che è quella almeno di non essere ricchi… Forse la prima trasparenza dovrebbe venire proprio dai sacerdoti, che dovrebbero dichiarare in vita la consistenza dei loro beni, il proprio conto corrente con l’esatta entrata proveniente dall’8xmille o con altre entrate frutto di onesto lavoro, perché essi stessi siano tutelati nella tentazione di approfittare di ciò che non è loro…
Se la gente è disposta più facilmente a comprendere un prete che sbaglia nella morale sessuale, raramente invece perdona l’ostentata ricchezza del prete, forse perché la gente conosce il Vangelo più di quanto non si pensi; se nel primo caso infatti Gesù dice che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, nel secondo non ha dubbi:«Non si possono servire due padroni: o Dio, o il denaro…”.
Il messaggio di Francesco D’Assisi si impone ogni giorno di più per la sua dirompente potenza e attualità. E accentua il suo contrasto, fin troppo stridente, con la ricchezza materiale, con la “vanità”, con la ricerca di potere di molti sacerdoti del nostro tempo…
Oggi rileggendo il tuo commento mi sovviene una frase che per tutta la notte mi ritornava in mente: “vivere di riflesso”. L’egoismo del figlio deve lasciare il posto all’altruismo del padre. Nella gioventù il pronome IO è preminente, poi la gioia e i dolori sono vissuti in seconda persona (di riflesso) ma non per questo sia meno importante a volte più intimo. il sacerdote mi pare che debba vivere ancora di più secondo questa maniera. Un riflesso fondamentale che rimanda ad un bagliore: Gesù.