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		<title>La “triste” eredità dei preti…</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 21:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo della lite per l’eredità di Baget Bozzo… Non voglio assolutamente discutere di come il sacerdote abbia accumulato un patrimonio di quasi 10 milioni di euro (tra appartamenti e liquidità), visto che in gran parte sono anche beni da lui ereditati e vista anche la fama della persona, sicuramente oggetto di compensi sostanziosi per le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=224&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Leggo della lite per l’eredità di Baget Bozzo… Non voglio assolutamente discutere di come il sacerdote abbia accumulato un patrimonio di quasi 10 milioni di euro (tra appartamenti e liquidità), visto che in gran parte sono anche beni da lui ereditati e vista anche la fama della persona, sicuramente oggetto di compensi sostanziosi per le sue attività di scrittore, giornalista e politologo…. Non mi addentro neanche nelle scelte di parte politica da lui portate avanti, e soprattutto in quella di entrare direttamente sulla scena incorrendo finanche nella sospensione a divinis… Ciò che non capisco è il rapporto di lui, e di tanti sacerdoti, con il denaro, l’incapacità di evitare liti tra gli eredi, e soprattutto non capisco la destinazione solo privata dei propri averi, come se un sacerdote non vivesse per il suo ministero e dal suo ministero… Ciò che contesto è che non si restituisca ciò che si è ricevuto… un sacerdote deve quello che è (anche la sua popolarità, anche i suoi soldi) al suo rapporto con la Chiesa, non può far finta alla sua morte che la Chiesa non c’entri nulla con lui…. Se Baget Bozzo era famoso ciò dipendeva anche dal suo essere prete, dalla novità che rappresentava il suo fare rispetto al cliché abituale che si attribuisce al  sacerdote; avrebbe potuto essere un qualunque opinionista, ma senza la sua tonaca (anche dismessa e contestata) non sarebbe stato Baget Bozzo, proprio lui, inconfondibile…. Il sacerdote, anche se dovesse guadagnare milioni di euro, è sempre legato alla Chiesa, non può chiudere la sua vita squallidamente, facendo litigare i suoi amici e parenti per i suoi beni, alimentando l’ingordigia più terribile, quella del denaro… Se ci sono dei beni paterni, di famiglia, che vengano donati prima, almeno nella nuda proprietà, che tutto sia chiaro… che un sacerdote possa morire dicendo: «Nudo sono uscito dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò…»… E se denaro riconosce di aver guadagnato a motivo del suo ruolo lo reinvesta per il bene della Chiesa stessa… Così ha fatto il Cardinale Martini, ancora in vita, del suo sostanzioso patrimonio, proveniente dai diritti d’autore che ha riscosso e riscuote per il fatto di essere uno degli scrittori contemporanei più letti…Si contesta che la Chiesa sia ricca: meglio la Chiesa ricca, che non i suoi ministri… Che si impari la prima povertà, che è quella almeno di non essere ricchi… Forse la prima trasparenza dovrebbe venire proprio dai sacerdoti, che dovrebbero dichiarare in vita la consistenza dei loro beni, il proprio conto corrente con l’esatta entrata proveniente dall’8xmille o con altre entrate frutto di onesto lavoro, perché essi stessi siano tutelati nella tentazione di approfittare di ciò che non è loro…</p>
<p style="text-align:justify;">Se la gente è disposta più facilmente a comprendere un prete che sbaglia nella morale sessuale, raramente invece perdona l’ostentata ricchezza del prete, forse perché la gente conosce il Vangelo più di quanto non si pensi; se nel primo caso infatti Gesù dice che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, nel secondo non ha dubbi:«Non si possono servire due padroni: o Dio, o il denaro…”.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/224/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=224&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La scatola dei peti e il “volgare” odore della nuova lingua!</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 16:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta il pettegolezzo&#8230; c’era….; perché, forse, non c’è più. O almeno, come tante altre cose, il pettegolezzo, ahimè!, non è più quello di una volta. Nato nel chiuso di una stanza, in un corridoio angusto, in un salotto o in un cortile, il pettegolezzo, almeno com’era fino a poco tempo fa, aveva bisogno di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=214&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C&#8217;era una volta il pettegolezzo&#8230; c’era….; perché, forse, non c’è più. O almeno, come tante altre cose, il pettegolezzo, ahimè!, non è più quello di una volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Nato nel chiuso di una stanza, in un corridoio angusto, in un salotto o in un cortile, il pettegolezzo, almeno com’era fino a poco tempo fa, aveva bisogno di prendere aria. Se è vero, infatti, come molti accreditati dizionari sostengono, che la sua etimologia è legata in italiano alla sfera fenomenologica del peto, ciò dimostra che esso, infarcito di parole uscite dalla bocca sbagliata, per la sua maleodorante flatulenza aveva bisogno di espandersi, con il risultato di farsi subito sentire da quanta più gente possibile, ma dissolvendosi lentamente se non più alimentato. Non so se c’è un collegamento; ma fa un po’ sorridere che i Latini chiamassero i pettegolezzi “rumores” (e non…. “odores”), fermandosi evidentemente al loro momento genetico (filologia dell’assurdo?). Ma anche “essere in odore di qualche cosa” (di mafia, di eresia, etc.) sembra avere avuto sempre a che fare con ciò che gli altri dicono di qualcuno, con quella che è l’opinione dei più (anche ad insaputa dell’interessato), insomma il pettegolezzo come “flatus vocis dall’ alito veramente cattivo”. Eppure il pettegolezzo, proprio come l’atto da cui il suo significato sembrerebbe prorompere (sic!), assolveva ad una funzione liberatoria, toglieva, è proprio il caso di dire, un peso dallo stomaco. Forse per questo esso non disdegnava le pagine dell&#8217;alta letteratura, sia che fosse praticato nei salotti della signora Marulli (Luigi Capuana) o nei cortili di Aci Trezza (Giovanni Verga). Il pettegolezzo, infatti, in una forma divenuta canonica, rispettava dei precisi codici che erano quelli dell&#8217;oralità. Su un piccolo fondo di verità costruiva storie aperte, che l&#8217;andamento delle cose modificava. In questo senso i Malavoglia di Verga sono una straordinaria fenomenologia di questa capacità creativa del pettegolezzo; ogni nuovo avvenimento: il ritorno di Ntoni da soldato e il suo interesse per Barbara Zuppidda o i dialoghi di Mena con Alfio Mosca, interpretati dalla Vespa sua rivale in amore, forniscono in quel romanzo nuovi elementi di valutazione all&#8217;immaginario collettivo di Aci Trezza e il pettegolezzo, facendo scendere in campo tutte le rivalità e le alleanze del paese, ricostruisce un&#8217;ermeneutica dei fatti o delle parole che diventa, di volta in volta, il giudizio del gruppo sociale nei riguardi dei protagonisti; questo giudizio, paradossalmente, mentre mette totalmente a nudo i difetti di chi è indagato, restituisce tutta l&#8217;importanza che il gruppo sociale gli attribuisce e prepara una spiegazione plausibile ad ogni sua possibile futura defaillance o riscatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, pur nella sua ferocia, il pettegolezzo tradizionale conservava il carattere di una fiaba (c&#8217;era una volta) affidata ai bambini che ogni sera potevano far morire l&#8217;orco orribilmente o salvarlo in extremis in un sussulto di pietà. Il carattere impersonale dell’oralità proteggeva infine a sufficienza l’anonimato di chi si faceva artefice di un pettegolezzo, o comunque la sua reputazione, in un’epoca in cui non c’era il registratore; esso si presentava come una notizia spesso senza fonte, duttile, plasmabile, e si affidava alla memoria collettiva per la sua tradizione piena di varianti; la sua scarsa attendibilità o il mutamento di un suo contenuto veniva registrato dall’affievolirsi del “rumore”, dal disperdersi nell’aria del suo potenziale tossico. Il pettegolezzo era formulato in maniera tale da contenere contemporaneamente i motivi per distruggere una persona e quelli per canonizzarla e faceva meritare a tante vite per niente interessanti la trama complessa di un romanzo; la vittima insomma poteva trarre dal pettegolezzo che lo riguardava, nella versione personalizzata che gli veniva fornita, tutti gli elementi per cambiare la direzione ai suoi comportamenti e introdurre nella storia un colpo di scena per il suo “lieto fine”.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutto era così finché il pettegolezzo non ha deciso di trasferirsi nelle stanze e nei cortili virtuali della rete. Qui esso si è totalmente snaturato. Infatti, proprio per partire dalla rete, dice Wikipedia che “il pettegolezzo avviene quando due (o più) persone comunicano tra di loro dal vero, in un luogo reale, senza l&#8217;intermediazione di un mezzo di comunicazione di massa” (come la rete, appunto).</p>
<p style="text-align:justify;">La rete, infatti, moltiplica il pettegolezzo all’infinito, facendone una ferita non rimarginabile. Il suo effetto globale è lì, sempre a portata di <em>mouse</em>, dietro la stringa impassibile di <em>Google</em>; al povero Ntoni dei giorni nostri non basterà più allontanarsi da Aci Trezza, la rete lo seguirà ovunque, con le esternazioni spudorate e volgari di <em>nickname</em> sconosciuti, che potranno linciarlo virtualmente, insultarlo, dargli ironici consigli. Ci sta dietro un errore di fondo; molti pensano che virtuale significhi irreale, e invece significa potenziale, esattamente nel senso del buon Aristotele: ciò che è potenziale, può sempre trasformarsi nel suo volto concreto, reale. Chi scrive in rete dà a volte l’impressione di non rendersi conto di stare producendo atti umani che andranno a segno una volta che qualcuno abbia l’occasione (o l’avventura) di rendere visibili sullo schermo le sue esternazioni, e che queste potranno anche essere stampate. Diceva Francesco di Sales che noi abbiamo tre vite: fisica, dell’anima e sociale; la malattia uccide il corpo, il peccato l’anima, la maldicenza la vita sociale. La maldicenza mediatica dà una prova inconfutabile del colpo mortale che ha assestato e diventa perciò inescusabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Le chat, i commenti ai blog o le conversazioni su facebook danno ad alcuni un profondo senso di intimità: sembra di assistere a quelle conversazioni sui treni in cui viaggiatori frustrati osano dire ai casuali compagni di viaggio ciò che hanno tenuto nascosto alle persone più care. Ne viene fuori un effetto straniante, soprattutto se queste conversazioni vengono seguite in rete o stampate e lette al di fuori del contesto in cui si sono svolte: il calore della conversazione tra amici (o tra nemici), trapiantato fuori dalla sua stanza virtuale, può ghiacciarsi nei cristalli acuminati della diffamazione (che è un reato). Spesso la convulsione dell’esternazione produce una prosa sincopata e scomposta, fatta di “vabbé, xché, vaff”, senza uno straccio di verbo al posto giusto, in cui gli interlocutori si offendono con petulanza (che venga pure da peto?) o si fanno grandi complimenti come se avessero vinto ogni volta il premio Nobel: “Pinco, sei grande!, Pallino, vaaaaiiii!” o come se fossero portatori delle verità oracolari della Pizia di Delfi sullo Stato, la Religione, la Salute e l’Economia Mondiale; e non si rendono conto di partecipare solo ad una puntata quotidiana del Grande Fratello della rete, tutti lì, perfettamente individuabili, con le loro foto migliori, in un profilo che racconta passo passo la loro piccola vita privata da uomo qualunque di Musil. L’artista Piero Manzoni aveva messo in scatola la sua merda e le aveva dato un  valore. Il web è diventata invece la scatola dei peti, concessi a tutti in regalo (ma non li avevamo chiesti) dalla gratuità del vituperio e, più della “merda d’artista”, destinati all’immortalità; la catenella della Rete, infatti, conserva tutto nelle sue fognature e la sua scatola dei peti produce una “scatologia” di “vai a cagare”, “è una merda”, “sono stronzi”, i cui odori rimarranno per sempre imprigionati e pronti a rinnovare il loro effetto gas. Così nel malcostume del nuovo pettegolezzo anche la nostra lingua si trasforma, sciacquando i suoi panni nell’acido muriatico. Agli inizi del ‘500 Bembo scrisse le sue “Prose della volgar lingua” per salvare la bellezza delle parole, visto che non si poteva salvare l’unità d’Italia. Oggi, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, di quelle prose rimane solo una volgarità inaudita, con cui gli Italiani si offendono tra loro (fuori e dentro il web); e tra essi alcuni, attenendosi al “volgare padano”, quell’unità di nuovo mettono in discussione. Davvero aveva ragione Octavio Paz quando diceva che la corruzione di un popolo corrisponde alla corruzione della sua sintassi.</p>
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		<title>Sostengo Bollani!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 23:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai non guardo quasi più la televisione. I telegiornali sono dei format ideologici così ben codificati che riconoscerei un TG1 anche senza immagini,  solo leggendo le scritte dei titoli principali. I talk-show hanno ridotto il  vocabolario della lingua italiana a un centinaio di parole, che, più che da risciacquare in Arno, sarebbero da passare nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=210&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ormai non guardo quasi più la televisione.</p>
<p style="text-align:justify;">I telegiornali sono dei format ideologici così ben codificati che riconoscerei un TG1 anche senza immagini,  solo leggendo le scritte dei titoli principali.</p>
<p style="text-align:justify;">I talk-show hanno ridotto il  vocabolario della lingua italiana a un centinaio di parole, che, più che da risciacquare in Arno, sarebbero da passare nella candeggina, se non fosse che spesso sono esse stesse acido muriatico.</p>
<p style="text-align:justify;">Per fortuna c&#8217;è lo sport, anzi LO SPORT, il Calcio, diventato una dissertazione filosofica stramiliardaria talmente impegnata ed estenuante da  far rimpiangere quelle interviste in cui i giocatori dicevano parole sgrammaticate mentre masticavano la chewing gum e con innocenza si toccavano le palle; o le fiction, i romanzi d&#8217;appendice dei nostri giorni, se non fosse che quei romanzi li scrivevano anche nomi come Tolstoj o Dostoevski, mentre di esse probabilmente resterà in mente la sigla.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure stasera ho capito che cosa potrebbe essere la televisione se fosse fatta così, come l&#8217;ho vista tra mezzanotte e l&#8217;una, in SOSTIENE BOLLANI.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco: la televisione per essere seduttiva, come lo é stata per me stasera, dev&#8217;essere JAZZ; quando la vedi ti devi chiedere: ma stanno davvero improvvisando o era tutto preparato? Il programma Sostiene Bollani, con Stefano Bollani e Caterina Guzzanti, ti lascia questa piacevole domanda, che è quella dello stupore di vedere carne e sangue, vita di suoni e di parole vere, e il gusto incomparabile di ascoltare una cover di Donatella Rettore e di rendertene conto solo alla fine, per augurarti di non ascoltare mai più l&#8217;originale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/210/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=210&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Era meglio lo scazonte!</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 23:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho ascoltato l&#8217;intervista fatta ad Emilio Fede durante il programma radiofonico la Zanzara di Radio24. Il vecchio giornalista vuole essere spiritoso e si lancia in una serie di battute nei riguardi di Nichi Vendola, il quale, al solito suo, filosofeggiando, aveva espresso un giudizio molto duro su di lui e altri noti vecchietti, chiamati un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=197&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ho ascoltato l&#8217;intervista fatta ad Emilio Fede durante il programma radiofonico la Zanzara di Radio24.<br />
Il vecchio giornalista vuole essere spiritoso e si lancia in una serie di battute nei riguardi di Nichi Vendola, il quale, al solito suo, filosofeggiando, aveva espresso un giudizio molto duro su di lui e altri noti vecchietti, chiamati un po&#8217; dispregiativamente, ma con l&#8217;eleganza della R moscia, l&#8217;«antropologia di Berlusconi». Tralasciamo il desiderio pure legittimo da parte nostra di cercare in un uomo che ha compiuto 80 anni la moderazione saggia della sua età, accettiamo nostro malgrado che voglia ribattere, ironizzare, siamo disposti anche a questo. Ma da un giornalista veterano, un uomo che ha parlato e parla ogni giorno a milioni di persone con quello stile colloquiale che vuole entrare nelle case come amico di famiglia, ci aspetteremmo, anche nell&#8217;insulto, almeno un po&#8217; di signorilità.<br />
Fede, no, va a ruota libera, peggio che al bar, carica sul doppio senso e va a ripescare un bel po&#8217; di luoghi comuni sugli omosessuali, adattati all&#8217;orecchino di Vendola. Spero che Vendola non risponda e accetti silenziosamente l&#8217;onta di essere stato così vilmente insultato dall&#8217;alto della sua filosofica, anzi antropologica invettiva.<br />
Sarò forse troppo lezioso, ma c&#8217;era un tempo in cui l&#8217;insulto era un&#8217;arte, e in qualche modo, pur facendo male, nella sua bellezza, dava lustro anche agli insultati. Di alcuni non sapremmo neanche che sono esistiti se un grande poeta, o un drammaturgo, non avesse deciso di insultarli; e anche quando l&#8217;insulto scendeva ai livelli più bassi della scatologia, non disdegnava la perfezione del trimetro giambico, l&#8217;inoppugnabile metrica dello scazonte.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=197&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sul &#8220;Manifesto futurista della nuova umanità&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 23:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le canzoni di Vasco Rossi sono belle. Alcune bellissime. L&#8217;ultima, Manifesto futurista della Nuova Umanità, sprizza l&#8217;energia musicale di un giovane agli inizi della carriera, ha un testo che bacia tutta la partitura, e un video ricco, appunto, di suggestioni futuriste, con quel treno in corsa e la musica a dargli un meraviglioso fischio (più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=172&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Le canzoni di Vasco Rossi sono belle. Alcune bellissime. L&#8217;ultima, Manifesto futurista della Nuova Umanità, sprizza l&#8217;energia musicale di un giovane agli inizi della carriera, ha un testo che bacia tutta la partitura, e un video ricco, appunto, di suggestioni futuriste, con quel treno in corsa e la musica a dargli un meraviglioso fischio (più futurista di così) in piena velocità. La canzone è così bella che al primo ascolto il suo impasto artistico te la fa inghiottire in un boccone; ma appena é scesa giù ti dà un vero pugno nello stomaco. Dopo qualche ascolto ho pensato a un testo un po&#8217; troppo filosofico, dissacratorio, edonista; in effetti nel video il treno evoca il senso di un fallo lanciato verso &#8220;l&#8217;origine del mondo&#8221; di Courbet, quadro a dire il vero niente affatto futurista, ma realista; il treno dunque, anziché andare verso il futuro, realmente si dirige verso l&#8217;origine della vita, verso il rassicurante grembo femminile, cioè verso l&#8217;inizio di tutto per tutti noi, non verso la fine, come dovrebbe essere di un manifesto futurista. Questi riferimenti mi hanno fatto vedere nella canzone come dei sintomi nuovi nella creatività di Vasco, soprattutto per il testo e alcune espressioni, che, ai miei occhi (e orecchie) hanno acquistato un nuovo e più profondo significato per le dichiarazioni del cantante sulla sua decennale depressione tenuta a bada da un cocktail di farmaci preparato apposta per lui. Ho rivisto il video e riascoltato la canzone (musica e testo) con questa chiave di lettura; e allora, no!,  non mi è apparso più il suo senso filosofico epicureo ed edonista. Il manifesto futurista della nuova umanità di Vasco mi é apparsa come la più compiuta fenomenologia della sua disperazione, della sua stanchezza di vivere, di un peso insopportabile di sofferenza che fa correre la sua vita come un treno folle senza futuro, se non quello di approdare al passato, alla donna, alla madre, alla nascita e alla morte di cui il grembo femminile è simbolo: niente di volgare, niente di erotico, niente di trasgressivo. Sofferenza, pura sofferenza diventata arte; male di vivere finalmente esplicitato, e poi, forse per paura, o per esigenze di mercato, in parte ritrattato. Lo stesso sguardo di Vasco nel video ha qualcosa di implorante, niente a che vedere con la sicurezza espressiva dei video precedenti. Allora il mio cuore si é aperto ad altre considerazioni: Vasco esaltatore della droga e della sua liberalizzazione? No, autentico testimonial del fallimento esistenziale del suo dilagante uso, di cui non rimangono, per dirla con le sue stesse parole, che &#8220;bollicine&#8221;, solo &#8220;bollicine&#8221;. A che valgono chili di cocaina se come controparte bisogna inghiottire cocktail di farmaci antidepressivi? Questo è il messaggio bellissimo, sub contrario, che arriva dalla vita e dalla musica di Vasco, messaggio per cui vale l&#8217;espressione evangelica &#8220;chi vuole intendere, intenda&#8221;: l&#8217;uso di droghe nè riesce a dare senso alla vita, nè riesce a contenere il suo non senso; così il rischio è di rimanere intrappolati proprio dentro questo &#8220;tra&#8221; il senso e il non senso della vita, che è ovviamente il tipico stato di chi cade nella depressione e ha bisogno di psicofarmaci per sopravvivere, nell&#8217;immane fatica di avere ancora pazienza con se stesso. Lo spleen dei poeti decadenti è diventato in Vasco una folle corsa della vita che cerca la sua origine, ma che non può evitare infine la sua &#8220;piccola morte&#8221;. Considerazione finale. Bellissime le parole di Vasco, peccato che forse lui stesso non le voglia prendere troppo sul serio: la vita è un miracolo che si rinnova e a cui chiedere davvero perdono per poterlo gustare; ma Vasco è scettico, non crede a questo perdono, lui, nel testo della canzone, scende a patti con le sue emozioni anzichè accoglierle come un dono; non arriva a credere che si possano fare un miliardo di errori anche sotto lo sguardo delle potenze superiori perché esse sono misericordiose, non vuole pensarle come un Amore possibile; Vasco, imperfetto com&#8217;é (e come sono anch&#8217;io) cerca ancora la perfezione, qui ed ora, in un moderno volontarismo pelagiano che miete oggi le stesse vittime di sempre; lo sballo perciò diventa l&#8217;unica forma di misericordia che ci si concede, quale surrogato di una misericordia che ogni giorno, anche senza farmaci, si potrebbe lentamente imparare a nutrire per se stessi. Grazie, Vasco. Continua a scrivere canzoni così autentiche  e io ascolterò il tuo dolore; chissà se il mio ascolto, assieme a quello di tanti altri che si dichiarano tuoi fans, non serva, un poco, a lenirlo. A lenire il tuo, e a lenire, per il miracolo dell&#8217;arte, anche il nostro.</p>
<p style="text-align:justify;">P.S. Proprio in queste ore il cantante ha pubblicato un suo video su facebook in cui commenta ALBACHIARA arrangiata per un balletto classico; all&#8217;inizio del video con una lampadina in mano Vasco Rossi dice di stare cercando la verità, e aggiunge &#8220;da qualche parte ha pure da ESSERCI&#8221;, affermazione che va in direzione diversa (opposta) rispetto alla dichiarazione struggente, ma apodittica, del passato: che la vita un senso non ce l&#8217;ha. Mi permetto dunque di dissentire anch&#8217;io da Gasparri che ha chiamato Vasco Rossi un &#8220;cattivo maestro&#8221;. Lo ha giudicato chiamandolo cattivo maestro senza interessarsi veramente a lui, senza accorgersi che Vasco ogni giorno si trasforma in un vero alunno, un bambino insicuro cercatore di verità. Il Vangelo dice: chi cerca trova.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/172/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=172&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Figghiu di lu me figghiu</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 12:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo tanto silenzio mi decido a pubblicare qualcosa: una poesia scritta in siciliano da me e Baldo Palermo (a insaputa di Baldo gli ho rubato alcune bellissime immagini della Sicilia e le ho disposte in settenari): è un quadro della Sicilia, a cui il gruppo Calandra &#38; Calandra, inserendola nel CD intitolato &#8220;Sicilia incantata&#8221; , ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=162&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Dopo tanto silenzio mi decido a pubblicare qualcosa: una poesia scritta in siciliano da me e Baldo Palermo (a insaputa di Baldo gli ho rubato alcune bellissime immagini della Sicilia e le ho disposte in settenari): è un quadro della Sicilia, a cui il gruppo Calandra &amp; Calandra, inserendola nel CD intitolato &#8220;Sicilia incantata&#8221; , ha dato un sottofondo musicale del maestro Scalici, affidandone la recitazione a Massimo Spata. Chi volesse dunque &#8220;ascoltarla&#8221; può comprare il CD; qui mi fa piacere inserire il testo con una affrettata traduzione in italiano. E&#8217; un piccolo atto d&#8217;amore a questa Terra meravigliosa e difficile in cui viviamo. La poesia è un dialogo del nonno rivolto al nipotino nei cui occhi egli scorge tutta la natura e la storia della Sicilia.</p>
<p><strong>Lu nonnu a so’ niputi (ninna nanna) </strong>di Liborio Palmeri e Baldo Palermo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Figghiu di lu me figghiu,</strong></p>
<p><strong>N’ta li vrazza ti pigghiu,</strong></p>
<p><strong>N’ta ll’occhi ti talìu</strong></p>
<p><strong>E sta Terra ti ci vìu:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di suli è m’pastata,</p>
<p>Di mari allitata,</p>
<p>D’ogni ciuri ciurusa,</p>
<p>Di ciauru sbampusa;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cannizzi di furmentu,</p>
<p>Vinu di lu parmentu,</p>
<p>L’ogghiu n’ta li cafisi,</p>
<p>L’agghi ‘ntrizzati tisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terra di li scarsizzi,</p>
<p>Terra di li ricchizzi,</p>
<p>Terra china d’amuri,</p>
<p>Terra di lu duluri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siti di canuscenza,</p>
<p>Acqua di la pacenza,</p>
<p>Lava sutta la sciara,</p>
<p>Focu di la lupara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Figghiceddu amatu,</strong></p>
<p><strong>Arma di lu me ciatu,</strong></p>
<p><strong>La Sicilia ti cantu,</strong></p>
<p><strong>Terra di risu e chiantu.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Portu di li Fenici,</p>
<p>tiatru di li Greci,</p>
<p>forza di li Latini,</p>
<p>Firi di Bizantini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di l’Arabi l’ingegnu,</p>
<p>Di li Normanni u’ regnu,</p>
<p>Svevi Francisi e Spagna:</p>
<p>Canciaru li carcagna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E dopu li Burbuna</p>
<p>Canciaru li patruna,</p>
<p>Canciaru li clienti</p>
<p>Pi nun canciari nenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tempiu di li pagani,</p>
<p>Chiesa di li cristiani,</p>
<p>a teniri l’anuri</p>
<p>cià statu lu Signuri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciatu di l’arma mia</strong></p>
<p><strong>Senti sta vuci, a tia,</strong></p>
<p><strong>dopu venniri santu</strong></p>
<p><strong>torna sempri lu cantu,</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Passannu la Passioni</strong></p>
<p><strong>C’è la Risurrezioni,</strong></p>
<p><strong>E doppu l’annacata</strong></p>
<p><strong>Ti fazzu na cantata,</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E sta cantata sia</strong></p>
<p><strong>Festa pi tia e pi’ mia,</strong></p>
<p><strong>Cu sta cantata avanti:</strong></p>
<p><strong>Festa pi tutti quanti!</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">(Figlio di mio figlio, ti prendo in braccio, ti guardo negli occhi e ci vedo questa terra. E’ impastata di sole, di mare allietata, fiorita d’ogni genere di fiori, capace di effondere ogni profumo; contenitori di frumento, vino tratto dalla macina, l’olio nelle sue misure, l’aglio steso in diritte trecce. Terra della povertà, terra della ricchezza, terra piena d’amore, terra del dolore; sete di conoscenza, acqua della pazienza, lava sotto la sciara fredda, il fuoco della lupara; bambino mio amato, anima del mio respiro, ti canto la Sicilia, terra di riso e pianto; porto dei Fenici, teatro dei Greci, forza dei Latini, fede dei Bizantini; degli Arabi ingegno, Regno dei Normanni; Svevi, Angioini, Spagnoli: cambiarono le oppressioni; e dopo i Borboni cambiarono di nuovo i padroni, sono cambiati gli approfittatori, dunque non è cambiato niente; tempio dei pagani, chiesa dei cristiani, a tenere alto l’onore c’è stato il Signore; respiro dell’anima mia, ehi tu piccolino, ascolta la mia voce, dopo il venerdì santo ritorna sempre il canto; dopo la passione c’è la risurrezione, e dopo averti cullato ora ti intono una canzone; e questa canzone sia per te e per me una festa, forza cantiamo, sia festa per tutti quanti.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mio ricordo di Solzhenitsyn</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 21:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due anni fa ero a Tamié quando appresi della morte di Aleksandr Solzhenitsyn. Ora che mi sto preparando a ripartire per quell&#8217;Abbazia trappista mi sono ricordato d&#8217;aver scritto allora alcune riflessioni a seguito di quell&#8217;avvenimento. Riflessioni che ho deciso di condividere con i lettori di questo Blog a due anni dalla scomparsa del dissidente sovietico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=151&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://facciamolegirare.files.wordpress.com/2010/08/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-152" title="Solzhenitsyn" src="http://facciamolegirare.files.wordpress.com/2010/08/images.jpeg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Due anni fa ero a Tamié quando appresi della morte di Aleksandr Solzhenitsyn. Ora che mi sto preparando a ripartire per quell&#8217;Abbazia trappista mi sono ricordato d&#8217;aver scritto allora alcune riflessioni a seguito di quell&#8217;avvenimento. Riflessioni che ho deciso di condividere con i lettori di questo Blog a due anni dalla scomparsa del dissidente sovietico che ha fatto conoscere al mondo uno degli acronimi più crudeli della storia dell&#8217;umanità: Gulag (Direzione centrale dei lager); in uno di questi Solzhenitsyn fu rinchiuso dal 1945 al 1953.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Non lessi più niente di Solzhenitsyn dopo quell&#8217;<em>Arcipelago Gulag</em> che sconvolse la mia adolescenza. Abituato a pensare ai lager nazisti come gli ultimi che l&#8217;umanità avesse potuto inventare, pagina dopo pagina, quel libro mi pose crudamente dinanzi al carattere recidivo del fanatismo e della grettezza politica e mi riempì di indignazione verso ogni tipo di oligarchia politica. Indignazione che ancora rimane. Così quando mi é capitato tra le mani il lungo discorso di Solzheznitsyn tenuto a fine settembre del &#8217;97 all&#8217;Accademia delle Scienze di Russia e pubblicato sul <em>Sole24Ore</em> di <em>domenica 19 ottobre 1997 </em>l&#8217; ho letto con la curiosità di chi si incontra con una vecchia conoscenza, oggetto di sincera stima, ma con cui non si  é riusciti a intavolare, per i casi della vita, una possibile amicizia.<span id="more-151"></span></p>
<p style="text-align:justify;">E la stima é cresciuta. Dopo gli anni delle purghe staliniane nei Gulag sovietici, a perestrojka avvenuta con il conseguente crollo del muro di Berlino, Solzhenitsyn avrebbe potuto raccogliere le glorie dei suoi trascorsi di dissidente deportato, se solo avesse voluto mummificarsi  nel ruolo di personaggio-simbolo di un passato felicemente superato e diventare vate di rappresentanza dei cieli nuovi e della terra nuova promessi ad  una Russia all&#8217;arrembaggio delle conquiste democratiche ed economiche. Ma il vero uomo di cultura non si mummifica e sa diventare coscienza critica di qualunque forma di potere. E così dal discorso di Solzhenitsyn all&#8217;Accademia delle Scienze viene fuori un&#8217;analisi piuttosto spietata di quello che é il processo di occidentalizzazione selvaggia in atto nel suo Paese. Quest&#8217;analisi appare più terribile a noi che di quel processo siamo vittime antiche e artefici giulivi; e acquista il sapore di un&#8217; accusa. Solzhenitsyn, citando Giovanni Paolo II (sic!), mette in guardia da quello che é il Terzo Totalitarismo, cioé <em> il Potere Assoluto del denaro, di fronte al quale tanti e tanti si chinano ammirati.</em> Cosa produce, a parere di Solzhenitsyn, questo Potere Assoluto del denaro? Il declino inesorabile della parte più creativa della cultura, intesa sia come <em> cura della vita interiore dell&#8217; uomo</em> sia come <em> l&#8217;insieme dei risultati raggiunti nel campo intellettuale, etico, estetico</em>; in ogni caso cultura come<em> sviluppo, arricchimento, perfezionamento della vita non materiale.</em> Queste parole impressionano di più proprio perché uscite dalla penna di un figlio, inquieto e ribelle quanto si voglia, della sicumera bolscevica. Il denaro produce dentro la cultura una crisi di sazietà, la sazietà ingorda di chi mette di tutto nello stomaco, aiutato dal digestivo della pubblicità, vera e nefasta interferenza mediatica su ogni sviluppo del pensiero. Il pensiero teoretico va in cerca di sponsor e l&#8217;arte  ha  dismesso il suo ruolo di pre-veggenza per diventare didascalica di ciò che il pubblico già si aspetta da essa. In questo crollo Solzheznitsyn cita le sceneggiature di Hollywood , elaborate sulla base di sondaggi tesi a stabilire cosa il pubblico desidera vedere, quale finale si aspetta da un film, vero <em>De profundis</em> della settima arte, di fatto capace di fagocitare anche le rare espressioni di libertà creativa dentro le ferree leggi del mercato. La letteratura poi si é fatta <em>popolare</em> nel suo senso più banale, dimenticando che il vero capolavoro può avere diversi livelli di recettività e che, in ogni caso &#8211; lo aggiungo io -, non é il numero di fruitori che ne determina il valore. Un pubblico, impreparato ad accogliere un&#8217;opera e che la rifiuta, non sempre ha ragione. Spesso la storia ha dimostrato che aveva ragione l&#8217;opera. Così un&#8217;opera letta da pochi, ma fortemente incisiva in ogni epoca , vale certamente di più di quella divorata dalla massa di un&#8217;epoca, blandita nel suo gusto e nelle sue aspettative. Ed é vero anche che il livello culturale di un popolo non può misurarsi neanche su quella che é considerata la più grande conquista della civiltà e cioé  l&#8217;alfabetizzazione di massa. Il popolo greco per nulla scolarizzato e senza libri, ma che a teatro ascoltava Eschilo e Sofocle e che  in piazza incontrava Socrate,  era certamente più colto della nostra massa scolarizzata che cita Frizzi e Magalli e pensa che la civiltà sia nata in Padania. Riprendendo, dopo queste divagazioni, il discorso di Solzhenitsyn, concordiamo sul fatto che la spinta antropocentrica che aveva voltato le spalle al Medioevo e aveva fatto la gloria del Rinascimento, ai nostri giorni semplicemente si morde la coda: l&#8217; uomo non più al centro, si sente semplicemente solo e lontano dall&#8217;universo di cui scopre ogni giorno le leggi. Questo perché ha abbandonato una forma di conoscenza che pure é insita nell&#8217; uomo e che Solzhenitsyn invoca rifacendosi, non a caso, all&#8217; autorità di Pascal, lo scienziato più rigoroso e irrazionale della storia del pensiero, il quale dice: &#8220;L&#8217;essenza ultima delle cose é accessibile solo al sentimento religioso&#8221;. Non la conoscenza che parte dalle tasche, ma dal cuore. Ma chi oggi é in grado di pensare gratuitamente, senza cioé essere legato economicamente ad un&#8217; appartenenza lobbystica? Dov&#8217;é oggi l&#8217; intellettuale che non sottoponga il suo pensiero al pragmatismo politico?</p>
<p style="text-align:justify;">E così conclude, con una certa amarezza, il dissidente Solzhenitsyn: &#8220;Tutto quello che l&#8217; etere odierno riempie di un&#8217;inutile, miserabile rumore e di smorfie, e tutte quelle figure gonfiate che vanno a impantanarsi negli schermi televisivi, tutti passeranno, come non ci fossero stati, si perderanno nella Storia come polvere dimenticata&#8221;.</p>
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		<title>La mafia spiegata a me stesso</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 00:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Incontro molti turisti italiani e stranieri e mi chiedono notizie sulla mafia; io non la so spiegare bene a loro, tuttavia voglio provarci  partendo da me stesso. Lo faccio attraverso l&#8217;adattamento di una conferenza sulla mafia da me tenuta alla Facoltà di Psicologia di Palermo, conferenza nella quale un noto prete &#8220;antimafia&#8221; mi derise e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=143&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Incontro molti turisti italiani e stranieri e mi chiedono notizie sulla mafia; io non la so spiegare bene a loro, tuttavia voglio provarci  partendo da me stesso. Lo faccio attraverso l&#8217;adattamento di una conferenza sulla mafia da me tenuta alla Facoltà di Psicologia di Palermo, conferenza nella quale un noto prete &#8220;antimafia&#8221; mi derise e mi tacciò di &#8220;astrattezza&#8221;. Forse leggendo il testo capirete perché.</p>
<p style="text-align:justify;">MI PRESENTO: SONO DIVENTATO PRETE NONOSTANTE TROPPE COSE.</p>
<p style="text-align:justify;">Provengo da una famiglia di braccianti agricoli, mio padre faceva “lu iurnateri”  (bracciante) presso un ricco proprietario terriero; io andavo a vendemmiare con lui, con mia madre e mia sorella; non senza un certo orgoglio proletario.<span id="more-143"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Mio nonno materno aveva la tessera del partito comunista, ma frequentava la chiesa, e tutti i miei zii erano comunisti, qualcuno pure cattolico; spesso i vicini di casa correvano perché pensavano che si stessero ammazzando, invece parlavano solo di politica; forse per questo, ad un certo punto, ho rivolto il mio interesse unicamente  alla religione.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono originario di un paese cattolicissimo, ma in cui c’è un detto popolare che dice: Li parrini, attentati la missa e stoccaci li rini (i preti, ascolta la messa e dopo spezza loro i reni).</p>
<p style="text-align:justify;">Conosco la cultura anarchico popolare delle canzoni proletarie di Rosa Balistreri, da me tanto amata; cose del tipo:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>E Mafia e Parrini si dettiru la manu. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Unu isa la cruci, l&#8217;avutru punta e spara. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Unu minaccia &#8216;nfernu, l&#8217;avutru la lupara.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Chi semu surdi o muti? Rumpemu sti catini!</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>sicilia voli Gloria, né mafia né parrini. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Ma questa pretesa Gloria siciliana mi è sembrata una grande cretinaggine quando, da liceale, ho letto Arcipelago Gulag di Soljenitsin e ho capito che certe utopie piene di sentimento sono le più spietate quando prendono il potere.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho letto con partecipazione le furbizie gesuite di don Gaetano in Todo Modo e quelle filologiche dell’abate Vella nel Consiglio d’Egitto, la stupidità di padre Pirrone del Gattopardo e la lussuria di padre Carnazza nella Mossa del cavallo di Camilleri, come i preti assurdi e imprevedibili di Flannery O’Connor. Mi sono invece sempre rifiutato di leggere Colleen Mc Cullogh e i suoi uccelli di rovo; ma solo l’anno scorso ho potuto leggere di quante migliaia di preti sono stati fucilati in Italia dalla Resistenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel mio paese di un prete si diceva che portasse la pistola sotto la tonaca; ma nello stesso paese un altro prete, don Rizzo, è andato in galera per difendere il grano dei poveri e ha fondato una cassa rurale per proteggerne i risparmi; così: alcuni vogliono che io non porti la tonaca perché evoca potere, altri vogliono che la indossi perché è un simbolo importante da riconoscere per chi ha un bisogno spirituale.</p>
<p style="text-align:justify;">In mezzo a tutte queste contraddizioni ho incontrato Gesù Cristo e il suo Vangelo e mi si sono aperti gli occhi sulla Sicilia, sulla mafia, e su di me. Ecco le mie riflessioni, tra me e me.</p>
<p style="text-align:justify;">QUANDO E COME NASCE LA MAFIA.</p>
<p style="text-align:justify;">La mafia nasce nei primi 12 capitoli della Genesi, il primo libro della Bibbia, tranne i primi 2 capitoli in cui Dio crea il mondo e se ne compiace.</p>
<p style="text-align:justify;">La mafia nasce esattamente al capitolo 3, con il primo caso di latitanza: “Dove sei? – e Adamo: Ho udito il tuo passo nel giardino e mi sono nascosto”;  e con il primo scaricabarile della storia umana: “La donna fu – il serpente fu”; il primo omicidio, quello di Caino contro suo fratello Abele, e la prima menzogna giudiziaria: “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Dio a questo punto della storia frena la prima faida della storia dando ordine che nessuno tocchi Caino nelle cosiddette città di rifugio: primo passaggio dalla pena di morte all’ergastolo con arresti domiciliari.</p>
<p style="text-align:justify;">In quella storia primordiale dilaga quella che l’antropologo Renè Girard chiama “rivalità mimetica”, ovvero: “due uomini sono amici finchè non esplodono i loro desideri ed essi scoprono di desiderare la stessa cosa”. Il problema infatti sta tutto in questo “desiderio”, che nell’uomo è come inquinato (in teologia si chiama “peccato originale”). San Paolo chiama questo desiderio sarx, e corrisponde pressappoco a ciò che Freud chiama Es, Jung Ombra o Inconscio sommerso, Adler Volontà di potenza. Il mafioso è dunque l’<em>anthropos sarkikòs</em>, l’uomo carnale, al cui servizio, in forza del suo libero arbitrio, l’intelletto umano può decidere di realizzare la sua felicità. Per me dunque la cultura mafiosa ha una matrice intima e antropologica, e tende a creare strutture di male là dove trova il suo terreno. La mafia è il mascheramento siciliano della sarx dell&#8217;uomo universale, di cui parla san Paolo. Essa allora assume diversi volti. Se mi chiedete allora: dov’è la mafia, rispondo: ovunque; ovunque sia possibile creare strutture di male, dunque anche &#8211; ahimè &#8211;  dentro la Chiesa; anzi le strutture ecclesiastiche sono molto più appetibili perché più facilmente esposte: pensate a tutti i preti e suore che hanno ricevuto l’avviso di garanzia per aver firmato a gentili imprenditori la direzione di cantieri scuola senza controllare che le fatture di spesa erano state gonfiate a bella posta. Ma potrei anche dirvi: dove non è la mafia?  Io sono ancora uno studente universitario e posso dire di averla intravista anche nelle segreterie e tra i professori universitari, o tra i loro assistenti, naturalmente colti e raffinati nella ferocia della loro rivalità mimetica. Dunque io temo che anche dentro di voi ci sia un mafioso più o meno addormentato; ma anche dentro di me.</p>
<p style="text-align:justify;">COME COMBATTO LA MAFIA.</p>
<p style="text-align:justify;">Io combatto la mafia combattendo il mafioso che è dentro di me, e cercando di insegnare agli altri come smascherarlo. E’ il mio compito di formatore, un lavoro sugli atteggiamenti e sull’anima.</p>
<p style="text-align:justify;">La vita di Cristo mi ha insegnato che non è ciò che entra dentro l’uomo che contamina l’uomo, ma ciò che esce fuori dall’uomo, perché dal cuore dell’uomo escono le intenzioni cattive. Dunque si lavora sulle intenzioni ed emozioni del cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal Vangelo ho imparato che ogni forma di prevaricazione è una tragica forma di solitudine, un’incapacità di relazione (come quella del fariseo) e una mancanza di realismo (perché ogni prevaricazione produce una spirale infinita di violenza), ovvero una parodia disperata del desiderio di felicità.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me Cristo smaschera tutti i tentativi umani di cercare capri espiatori, dal momento che si è fatto lui stesso, liberamente, capro espiatorio, sfuggendo, tranquillamente e più volte, al linciaggio e andando poi a morire per sua libera scelta … da quando lui è morto  la violenza c’è ancora, ma non può più essere mitizzata; ecco perché approvo il fatto che i crocifissi stiano nei luoghi collettivi dove può essere esercitata la violenza: non come oggetto di culto, ma di smascheramento.</p>
<p style="text-align:justify;">Cristo mi fa imparare a non aver paura di ciò che è nascosto, cioè della verità,  aletheia in greco, che significa appunto: ciò che non è più nascosto (a-lanthàno); dunque la verità non bisogna inventarla, bisogna scoprirla. Cristo  davanti a Pilato, che gli chiede cos’è la verità, sta in silenzio, perché sa che per Pilato é una grande occasione per scoprirla.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine Cristo mi insegna con la sua vita a vigilare sul mio cuore, che è come il tempio di Gerusalemme: se non lo custodisci si riempie di cambiavalùte e di venditori di colombi, che bisogna scacciare per non fare del proprio cuore una spelonca di ladri; infatti non si possono servire due padroni: o Dio o il denaro.</p>
<p style="text-align:justify;">Io insegno la vita di Cristo. e in questo modo mi sembra di combattere ogni mafia.</p>
<p style="text-align:justify;">Per interiorizzare questi atteggiamenti di Cristo mi impongo il silenzio in certi momenti della giornata, davanti a un’icona o ad una candela accesa. L’ho provato stando un mese in silenzio dai monaci trappisti: il silenzio fa emergere tutte le voci mafiose che sono nel cuore, allora bisogna travasare l’acqua buona del Vangelo su quella torbida del cuore, come facciamo per togliere il contenuto torbido di una bottiglia che ha il fondo sporco di feccia e rimasugli.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ una terapia dei pensieri, che gli antichi facevano con il metodo antirretico di Evagrio Pontico, contrapporre cioè a un pensiero negativo, uno positivo della Bibbia. Quello che ha scoperto Eric Berne i padri del deserto lo praticavano già 17 secoli fa.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi dispiace deludervi, forse vi aspettavate un prete più eroico pronto ad accogliere il  martirio sotto i colpi dei mafiosi. E invece, dichiaro:</p>
<p style="text-align:justify;">NON CI TENGO AD ESSERE UN PRETE ANTIMAFIA.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me la visibilità antimafiosa distrae dagli atteggiamenti e punta troppo sui comportamenti. La mafia non ha paura del prete “antimafia” perché è troppo dichiarato e la combatte, in genere, citando fatti e circostanze, cioè cose che per la mafia sono un orgoglio e motivo di vanto; o facendo manifestazioni, cioè pause, mentre la mafia, come il diavolo, lavora sempre. Essa, come il diavolo, ama sentir parlare di ciò che ha fatto, non ama invece essere disturbata in ciò che sta facendo.</p>
<p style="text-align:justify;">La mafia, infatti, da un punto di vista teologico in quanto struttura di male, è uno scimmiottamento diabolico di Dio:  essa è dunque, a suo modo, creativa e vuole, come il diavolo, una venerazione silenziosa, un’adesione sincera del cuore; essa ambisce a essere un pensiero, un atteggiamento, uno stile; solo l’azione silenziosa del bene la infastidisce, perché intacca alla radice le sue strutture. In questo tipo di lettura forse troppo ostica, astrusa o credulona, o , gulp!, troppo cattolica, si capisce perché la mafia ami il linguaggio religioso, le forme di culto, i santini e in genere le immagini sacre e tutto ciò che ha a che fare con il simbolo di fede: nelle tentazioni il diavolo cita perfettamente le scritture sacre, perché egli ama scendere nel campo dell’altro, ha bisogno di manipolare i simboli spirituali per poterli separare, diabolos da diaballo non è forse il contrario di symballo, da dove viene la parola simbolo?</p>
<p style="text-align:justify;">CONCLUSIONE</p>
<p style="text-align:justify;">Di un prete la mafia non sopporta che smascheri il suo gioco, che frapponga ostacolo ai suoi progetti futuri con azioni mirate e consapevoli, cioè educative. Ciò che la mafia odia, infatti, è il prodotto più serio dell’educazione: ovvero la consapevolezza e l’assunzione della propria responsabilità.</p>
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		<title>To be or not to be&#8230; optimist?</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 22:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Churchill]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno da una giornata di impegni, trovo molti contatti sul mio blog e questi interessanti commenti. Mi ha colpito la frase di Winston Churchill perchè, per una strana coincidenza, proprio in questi giorni mi è arrivata casualmente in testa nella sua versione originale, che suona pressappoco: &#8220;A pessimist sees the difficulty in every opportunity; an [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=131&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Torno da una giornata di impegni, trovo molti contatti sul mio blog e questi interessanti commenti. Mi ha colpito la frase di Winston Churchill perchè, per una strana coincidenza, proprio in questi giorni mi è arrivata casualmente in testa nella sua versione originale, che suona pressappoco: &#8220;A pessimist sees the difficulty in every opportunity; an optimist sees the opportunity in every difficulty&#8221;; e mi è piaciuta molto. Dunque, anche da un fatto così increscioso come l&#8217;incendio sul nostro Monte, cogliamo la possibilità di un&#8217;azione ancora più consapevole per la costruzione di una società migliore. La tensione sociale è alta, la povertà si diffonde, si avverte tristezza e stanchezza. E&#8217; una scelta etica quella di stemperare le tensioni e lavorare per il bene. Grazie, dunque, a chi ha voluto commentare. Spero che vengano apprezzate anche le sensate proposte sparse nei commenti. Pax et bonum!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/131/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=131&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La montagna brucia se i cervelli sono spenti</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 22:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraparola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Erice]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[Martogna]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[sant'Anna]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Stamattina ero a Martogna sotto Erice a cercare un po&#8217; di fresco in mezzo alla natura, a lavorare con immenso piacere in quel silenzio, interrotto soltanto da qualche voce, spesso straniera, dei passeggeri della cabinovia. Ho parlato con uno dei custodi, mi diceva dell&#8217;importanza di salvaguardare quegli alberi, di come si è affezionato al suo lavoro, per quella pace, quella solitudine&#8230;. Stasera tornando da Alcamo ho visto tutta la montagna bruciare, un fronte amplissimo, anche Martogna è coinvolta nell&#8217;incendio, il santuario di Sant&#8217;Anna è stato evacuato e le suore sono scese giù a villa Betania&#8230; immagino lo squallore di domani, la desolazione dei prossimi mesi, sperando che non sia accaduto nulla alle persone&#8230; Un caso? un fiammifero? un mozzicone di sigaretta?&#8230; o un piano, una strategia, un&#8217;organizzazione?&#8230; Qualunque sia la risposta un fatto è certo: quando una montagna brucia così, vuol dire che i cervelli di alcuni uomini si sono spenti&#8230; e i cervelli spenti sono una miccia accesa, un vero pericolo per il mondo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Elleppì</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/facciamolegirare.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/facciamolegirare.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=facciamolegirare.wordpress.com&amp;blog=10704741&amp;post=135&amp;subd=facciamolegirare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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